La nostra scuola. Due piccole riflessioni.

Avrei voluto scrivere qualche riga di commento e riflessione alle manifestazioni unitarie delle piazze d’Italia nelle quali insegnanti e studenti hanno manifestato la loro contrarietà alla cosiddetta riforma della “buona scuola”.

Non comprendo perché una riforma debba creare una seria A e una serie B dei lavoratori precari della scuola. Né comprendo perché le retoriche sull’importanza strategica della scuola nel tempo della globalizzazione non si accompagnino ad una riflessione seria sulle didattiche, ad un investimento sul ruolo sociale dei docenti, all’investimento concreto sulla continuità scuola-lavoro. Avrei voluto scrivere molte cose, prima di imbattermi nelle pagine scritte intorno alle metà del ’900 dal Piero Calamandrei, esponente di spicco dell’antifascismo, tra i costituenti della Repubblica.

Così ho ritenuto che la cosa più giusta fosse riandare semplicemente a quelle pagine, senz’alcun altro commento…

“Là dove le scuole costano, e può frequentarle solo chi può pagarne il costo a suo carico, l’istruzione si risolve di fatto in un privilegio economico, che è insieme, necessariamente, un privilegio politico. Dove la scuola è solo di chi può pagarsela, finisce coll’essere di chi può pagarsela anche la partecipazione attiva alla vita politica; e attraverso il monopolio economico dell’istruzione il governo democratico diventa in realtà il governo degli abbienti (…) Di tutti i privilegi politici che nella società capitalista la ricchezza conferisce agli abbienti, quello dell’istruzione è il più odioso” (“Il ponte”, II, 1° gennaio 1946)

E ancora, ” da tutta la bassura della sorte umana originaria, dall’incultura originaria dovrà ciascuno poter lanciare su, snodare il suo piccolo stelo per arrivare a prendere la sua parte di sole. A questo deve servire la democrazia, permettere ad ogni uomo degno di avere la sua parte di sole e dignità. Ma questo può farlo soltanto la scuola, la quale è il complemento necessario del suffragio universale. La scuola, che ha proprio questo carattere in alto senso politico, perchè solo essa può aiutare a scegliere, essa sola può aiutare a creare le persone degne di essere scelte, che affiorino da tutti i ceti sociali” (discorso pronunciato al III congresso dell’associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950).

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