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Salvaguardare l’assistenza domiciliare del Comune di Venezia. Nessun passo indietro sul sistema di welfare della nostra città

La scelta anticipata dal Commissario straordinario del Comune di Venezia di non erogare più le risorse per l’assistenza domiciliare e tutelare costituirebbe, se confermata, un fatto di eccezionale e intollerabile gravità.

Né il Commissario, né il Governo possono tollerare che siano i cittadini più deboli e fragili della nostra città a pagare il prezzo dello scellerato patto si stabilità che toglie fiato ai nostri servizi, pregiudicando e intaccando il nostro modello di welfare e, soprattutto, le centinaia di donne e uomini che grazie al servizio di assistenza domiciliare possono continuare a permanere nel proprio ambiente di vita continuando ad avere, pur nei limiti della progressiva perdita della loro autonomia, un progetto di vita per sé e per la propria famiglia.

Cardine del sistema di assistenza, profondamente riformato un anno fa con l’istituzione della fondazione tra le principali IPAB della città era proprio questo: mettere a disposizione delle persone in perdita di autosufficienza un servizio che garantisse le azioni della quotidianità per rimanere nel contesto di vita tradizionale, finché possibile. E’ questa la grande sfida della domiciliarità, che va incontro alla necessità dell’umanizzazione delle cure e dell’assistenza alle persone e ai loro nuclei familiari, in una città che fa una scelta netta ed esplicita verso il primato culturale della “cura” nei confronti dell’altro.

Tanto più scellerata è questa scelta, se pensiamo che l’alternativa è il ritorno all’istituzionalizzazione, al ricovero massiccio nelle RSA con costi molto più alti a carico sia della fiscalità generale, sia delle famiglie, nel momento in cui la Regione ha bloccato le impegnative di residenzialità.

Derubricare quella che è stata una scelta politica strategica nella costruzione di un modello di welfare urbano avanzato basato sulla costruzione di progetti individuali di assistenza a “spesa non necessaria” certifica nei fatti il fallimento dell’esperienza commissariale. E attesta anche la sordità e cecità di un Governo nazionale per nulla attento a recepire i problemi concreti e reali di una città come la nostra, che rischia di affogare perché non si vuole tagliare la corda che la lega al macigno dell’irresponsabile patto di stabilità

Auspichiamo in queste ore una mobilitazione straordinaria per correggere la scelta del Commissario, confermando le risorse per l’assistenza, garantendo quindi anche le lavoratrici e i lavoratori impiegati in tale servizio.